chi sono

Semplicemente una ragazza... a cui piace godersela e divertirsi^^ Che ha tanti sogni ed adora scrivere. E se si impegnerà un giorno pubblicherà il suo romanzo.

"C'è una differenza sostanziale tra noi due, il carattere. Tu non ne hai, mentre io sono disposto a tutto pur di ottenere quello che voglio"
Hokuto No Ken

I miei oggetti su eBay
Dicono di me


Sondaggio

Votami
Votami ogni giorno!



Questo Blog ha vinto

vai all'attestato

vai all'attestato

Vai al sito del grande blogger

Ultimi Commenti
TheMakeUpStudio in Occhi da gatto
Archivio
oggi
dicembre 2006
settembre 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
luglio 2004
Odio
La vecchiaia, poi sono buooooonaaaa non detesto quasi nulla.A PARTE LE PERSONE INVIDIOSE ED IPOCRITE.
Amo
I ragazzi belli, la pizza, scrivere, la musica, Final Fantasy (Ashe di FF XII sono praticamente io), tutto ciò che ha a che fare con le rane (peluches, oggetti...di tutto^^), stare sul divano con gli amici a guardare la TV e mangiare schifezze anche se poi so già che avrò mal di stomaco per un mese, il calcio, uscire, ballare, il caos, gli alcolici e soprattutto il Cosmopolitan...
My Tought
Impossible is just a big word thrown around by small men who find it easier to live in a world they've been given than to explore the power they have to change it.
Impossible is not a fact. It's an opinion.
Impossible is not a declaration. It's a dare.
Impossible is potential.
Impossible is temporary.

IMPOSSIBLE IS NOTHING.




Look, if you had one shot, or one opportunity
To seize everything you ever wanted
One moment
Would you capture it or just let it slip?
Perle di Saggezza

Final Fantasy è il miglior gioco che esiste!

Che fumare fa invecchiare è una calunnia >_<

Fido Tenerone Naso di Cioccolata è il più forte del mondo

Gli Angel Cage hanno un video-live strafigo

Sono la figlia di Lord Voldemort

Seguire i propri sogni non è facile e capire quello che VERAMENTE si vuole lo è ancora meno.
Wish List
Andare in vacanza
Comprare un porta Dvd
Trovare un vestito per il matrimonio di Chicco
Laurearmi
Finire il romanzo
Mettere a posto il giardino
ANDARE AD EURODISNEY
RI-ANDARE AD EURODISNEY
Andare ad Amsterdam con Ga
Tornare a New York
Visite
*loading* visitatori

Altro






Segnalato da BlogNews

Scrivimi
Mail Me

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami
Avviso
I contenuti di questo blog sono di proprieta' di Hikary_Sun.
Ne e' ASSOLUTAMENTE vietata qualsiasi riproduzione!!!

Licenza Creative Commons
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

postato da HikarySun alle ore 17:58
giovedì, 27 luglio 2006
concorso, cosplay

 

CLICCATE SUL BOTTONE PER VOTARMI AD UN CONCORSO COSPLAY ON-LINE.

GRAZIE MILLE

LEGGI I COMMENTI | Permalink | commenti (23)|

postato da HikarySun alle ore 17:49
lunedì, 08 maggio 2006
riflessioni, concorso, le stelle, c est ma vie

Una patina di tristezza avvolge il mio corpo. Ultimamente è così. Mi capita di svegliarmi al mattino tranquilla e rilassata, ma malinconica.
”E’ la primavera” hanno cercato di spiegarmi.
“E’ la mia vita” rispondo io.
Riflessioni importanti. Saranno vere? Rimarranno nel tempo? O scivoleranno via come foglie secche trasportate dal vento?
Ecco qui c’è il mio cuore. Prendetelo. Apritelo e guardateci dentro voi. Perché a me fa un po’ paura.

La partenza: Torino Stazione Porta Nuova, ore 17:00



I viaggi in treno conciliano i pensieri
: te ne stai lì a guardare dal finestrino ed essi corrono veloci come le immagini che vedi passare. Non le puoi fermare. Non puoi dire al capotreno di frenare per osservarle meglio. Lui continua ad andare avanti incurante dei passeggeri.
Sto tornando a casa. Ho un bagaglio in più rispetto a quando sono partita. Un bagaglio che ora non vi è dato sapere perché lo voglio tenere nascosto per me.
Ma come ci sono arrivata fino a qui? Cosa mi ha aiutato a riscoprire la voglia di scrivere? Da farlo diventare un bisogno viscerale come un tempo?

E’ una cosa innata

[Ringrazio te, anche se non mi ricordo il tuo nome, per avermi proposto di entrare a fare parte del cast di Vip di Turno.
Senza saperlo mi hai condotto in un viaggio che si sta rivelando una partenza, forse.]

Le Stelle. Iniziai con distacco e sufficienza. Per me era solo voglia di scrivere, voglia di critiche, di riempire gli spazi vuoti delle giornate più noiose.
Con il passare dei giorni però il desiderio di giocare si fece più grande, la stessa passione aumentò.
Il bisogno di confronto, di mettersi alla prova, l’umiltà di imparare da chi in alcune cose è migliore di te e rendersi conto invece dei propri punti di forza.
Iniziai ad apprezzare stili di blogger a me sconosciuti e rimarcai il piacere di leggere quelli frizzanti di Mascia e Cagnaccio.
Tutto questo mentre ero travolta da festini in msn, chattate multiple…
E da un concorso di scrittura Le Stelle per me diventò qualcosa di più.
Un gioco. A volte come Risiko, dove ognuno cerca di prevalere sull’altro, a volte come una corsa, dove vince chi arriva più lontano con i sentimenti. Perché Le Stelle è un reality. Fatto di emozioni e interazioni con gli altri blogger da cui nascono veri e propri rapporti.
Se non mi fossi soffermata un po’ di più e avessi continuato a giocare con freddezza e un’involuta superiorità ora non sarei così triste e non avrei mai mandato una mail come questa.



Lei, forte. Lei, bella. Lei e le sue parole dolci. Lei che senza Le Stelle non avrei mai scoperto. Lei che poi ho un po’ perso, ma che poi ho ritrovato.
Lei, che aspetto solo di poter respirare un po’ di più per andarla a trovare in quel di Palermo e magari portarmela via in quel di Milano.
E ci vedo già a ridere, stravaccate sul divano con caffè e sigaretta a parlare di come siamo, di cosa vorremmo, di quello che diventeremo.
Perché ci sono rapporti che nascono così e ti travolgono.
Perché le Stelle non è solo virtuale, si insinua anche nella vita quotidiana con stronzate divertenti come i festini in chat e cose più serie come le confessioni e le scoperte.
E tra un trenino creato con l’emoction e l’altro  mi sono ritrovata a chattare con un certo Roberto di Genova. Passione in comune: il calcio, la Signora.
E iniziano chiacchierate senza fili logici, fatti di “Che fai?” pernacchie e buonanotte.
E se mi ritrovo on-line alle quattro e lui non c’è, inizio a preoccuparmi.
Perché a volte non c’è bisogno di dire tanto. Ti basta sapere che c’è qualcuno come te da un’altra parte per sentirti meno solo.
E nasce un legame impercettibile che ti porta a dire: “Lo Chic? Gli voglio troppo bene” 

Questo mio viaggio con Le Stelle mi ha insegnato a non valutare dalle apparenze. Mi ha insegnato come persone che a primo acchito non mi trasmettono nulla non è perché sono poco interessanti, ma perché forse non li ho ascoltati con la dovuta attenzione. Come ho fatto con Pan.
Tre lettere che per me ora vogliono dire talento comunicativo, bravura, emozioni, sentimenti.
E ho imparato a essere meno impulsiva nel giudicare. E nel digitare questo verbo mi viene in mente un nome, una medaglia con le due facce: Slider.

“[…] Slider mi appare come un fantasma. Per un attimo credo proprio sia un fantasma. E come tante altre volte, trasforma la sua apparizione in un gioco. Finge di essere un fantasma, ma solo quando scopre di aver commesso un errore.[…]”

Una persona che non conosco. Non so chi sia veramente e forse non lo saprò mai.
E’ il ragazzo con cui parlavo di moda? La persona con cui ho preso uno spritz al cafè Paris di Milano? O la persona che ho giudicato paraculo in più di un’occasione?
Forse nessuno di loro, forse è tutto questo insieme. E ora non ha più importanza.

Le Stelle mi ha anche insegnato che l’istinto della diffidenza va ascoltato per evitare di ritrovarsi a piangere davanti a un monitor per la morte di una persona mai esistita come UnaCrisalide, ma non voglio dargli ulteriore importanza.

Sto scoprendo che nel raccontare questo percorso la parte più difficile – una delle parti più difficili – non è tanto riuscire a metterci tutto, quanto mettere tutto al posto giusto.
Ed è il momento di parlare delle persone che mi hanno dato la spinta nel credere che questo mio percorso mi stia servendo a qualcosa.
E’ il momento giusto per parlare di Ge. Gennaro il giurato storico, Gennaro il giusto. L’uomo che mi definisce “La ragazza che sa usare l’italiano”. Quello che sostiene che Milano sia la mia città. Non Torino, non Roma, Milano.
Gennaro l’amico. Ecco la sfumatura che mi piace di più di lui.
La prima volta che gli parlai su msn non sapevo quasi chi fosse e ci lamentavamo entrambi di essere rimasti senza sigarette. Poi poco tempo dopo lo incontrai per un aperitivo.
Gennaro ha la faccia buona. L’aria intelligente, mille risorse. Gennaro mi attrae mentalmente. E so che potrei raccontargli di tutto.

Ricordi che scivolano via, ma che meritano di essere scritti e ricordati.

Tante persone ho incontrato in questo cammino e da ognuna di loro ho preso qualcosa. Ho incrociato la vita di una casalinga mamma come Daisi, dell’autore impassibile come Giona, del controcorrente Ataru, della frizzante Pamperine, del bel ragazzo come Kilotto, del comunicatore Madlost
Ho imparato a conoscere cosa sbaglio e cosa no. Ho imparato come cinque persone mai viste possano dare vita a un racconto a più mani e possano costruire qualcosa di bello insieme, come la “Prova delle coincidenze”.
Ho scoperto che persone già incrociate sulla rete possano diventare degli amici fidati e insostituibili, come Francesco.
Ho imparato che c'è ancora tanto da imparare e non ne sono stanca.

Ho imparato a ringraziare chi mi ha dato la possibilità di fare parte di tutto questo: Vip. La persona dalla parlantina irrefrenabile, dall'accento buffo, dall'animo pieno di passione e determinazione e a cui consegno la fine di questo tratto di viaggio della mia vita.

L'arrivo: Milano, Stazione Centrale ore: 19:00

 

 http://vipditurno.splinder.com

Il file audio è stato rimosso per prblemi di controllo activex






LEGGI I COMMENTI | Permalink | commenti (15)|

postato da HikarySun alle ore 19:44
venerdì, 21 aprile 2006
concorso, le stelle

SOLO TE (Batte Forte - Lollipop)

VIVO COME UNA CELEBRITA’
PASSO SEMPRE DI CITTA’ IN CITTA’
IL PALCOSCENICO LA MIA REALTA’
SONO UNA POPSTAR
VIDEO A MTV
UN CALCIATORE AL DI’
MILLE E MILLE INTERVISTE A CIOE’

MA IO VOGLIO SOLO TE
LE TUE LABBRA CALDE SU DI ME
SON BIANCANEVE IN CERCA DEL SUO RE
MA SENZA I NANI

DOVE FINIREMO NOI, CHI LO SA
SOTTO I FARI DI QUESTA REALTA’
NON IMPORTA COSA ACCADRA’
SE CI SEI TU
MILIONI DI FAN A CANTAR CANZONI
MODELLI MI RIEMPONO DI DONI
VINCO GRAMMY E MTV AWARDS

MA IO VOGLIO SOLO TE
LE TUE LABBRA CALDE SU DI ME
SON BIANCANEVE IN CERCA DEL SUO RE
MA SENZA I NANI
I’LL LOVE YOU FOR ALWAYS
VOGLIO ESSERE SOLTANTO TUA
NON SARA’ MAI GAME OVER TRA DI NOI
OH-OOH BABY

DONI, FIORI
QUANTI FAN CHE MI SEGUONO
TUTTI IMPAZZITI PER ME
MA IO VOGLIO SOLO TE

 

Si ringraziano Fabrizio, Jacopo e Alice per avermi aiutato a girare un video che non vedrà mai luce causa virus del pc...
Cecia per la scrittura del testo e JB per avermi aiutato nel caricare il file che troverete su:

www.cantandoconlestelle.splinder.com

Consegno la prova a http://vipditurno.splinder.com




LEGGI I COMMENTI | Permalink | commenti (3)|

postato da HikarySun alle ore 18:18
giovedì, 06 aprile 2006
concorso, le stelle, c est ma vie

3 aprile 2006

Ore 3:10
E’ tardi, come al solito. Apro Le Stelle prima di andare a letto. Nuovo post.
Leggo il testo della decima prova  ed una leggera sensazione di noia mi pervade.
Questa volta Giuseppe è stato prevedibile.
Spengo il pc.

Ore 3:20
Nel letto faccio fatica ad addormentarmi. I pensieri vagano e la mia mente si sofferma sulla decima sfida.
Inventarsi un fake. Io vedo i fake come un qualcuno che si vorrebbe essere e non si è.
Io chi sono? Io chi vorrei essere?
Le domande mi accompagnano nel dormiveglia. Senza trovare risposta.

Ore 15:00
Metro, università, casa, lavoro, centro, shopping.
Le idee su cosa creare piano piano si fanno più nitide, ma ancora un po’ confuse. Cerco di calarmi nella parte. “Sono un fake, sono un fake, sono un fake”.
Parto per gradi. Chi è un fake? E perché vengono creati? Per quale motivo?
Le visite. La voglia di fama. Quando si è insicuri della propria persona al punto di giudicarsi poco interessante ed inventarne un’altra per scalare le vette dell’olimpo da blog – star.
Inizio a pensare ai fake o presunti tali che ho beccato in rete, a parte la già nota UnaCrisalide che ha proprio ispirato questa prova.
E mi viene in mente forse la più plateale, la meglio riuscita. Il fake diventato blog star: Kiki.
E come lei altri mille e mille blog del genere.
Ormai i blog popolano di standard tutti uguali, di cui anche io, volente o non volente, faccio parte.

Ore 20:00
Torno dall’aperitivo, con mille pacchetti in mano. Mi sento di buon umore. 4 ore e sarà il mio compleanno.
E penso che la mia vita sia già abbastanza caotica ed emozionante così com’è da non aver proprio bisogno di inventarmi un fake. Rischierei di creare una copia di me stessa. Già, perché io vorrei essere solo io in questo momento. (Oltre che Ronaldinho. Anzi diciamo solo i suoi piedi, perché non è che sia tutta questa bellezza. E poi un fake deve essere credibile per essere perfetto. E non me lo vedo Ronaldihno che scrive un blog in italiano.)
Sono presuntuosa? E chi lo sa. Forse è proprio questo il problema.
Ma se mi guardo allo specchio, anche se con mille rimpianti, non baratterei mai la mia vita con quella di nessun altro.
Ho quasi 25 anni. Un’ottima carriera universitaria ed una buona dose di cultura ed educazione. Una vita molto agiata. Un padre importante ed una madre straordinaria. Un amore appagante. Amici fantastici.
Ed ho anche il contro di non avere una stabilità famigliare adeguata. Problemi alimentari. Sensi di colpa. Le mie insicurezze e le mie paure.
Ma mi piace così.
Ed anche se a volte mi ritrovo, e sicuramente in futuro mi ritroverò ancora, a dire basta so che in realtà non sono parole che vengono dal profondo del mio cuore perché tutti i miei sbagli e le mie esperienze, le situazioni anche difficili che ho vissuto me le porto dentro come un bagaglio prezioso da cui non mi separerei mai.
Perché nel corso della mia vita mi sono ritrovata davanti a mille scelte, davanti a molti bivi ed io, e solo io, alla fine ho scelto la mia strada.
La strada che mi ha portato fin qui.
Perché io sono la persona che dice e sottoscrive che “Volere è potere” e se volessi essere qualcun altro, o fare altro nella vita, ho l’età e la determinazione per provare a diventarlo sul serio. Non per fingerlo perdendo solo tempo.

4 aprile 2006

Ora imprecisata.
Lo so, lo so che fingo di avere perennemente 19anni, ma oggi sulla mia torta c’è il numero 25. Portati benissimo tra l’altro.


Perché 19? Perché è stato un periodo splendido. La fine della mia adolescenza.
Vorrei essere più giovane? No, è bello crescere.
Però sarebbe affascinante, anche solo con le parole e con la fantasia ritornare a quei tempi passati, a quei banchi sospirati, alla vita da liceo, alla mia “Notte prima degli esami
E senza volerlo inizio a canticchiare l’ononima canzone.
Dove il mondo ti sembrava più facile e bello, dove la parola perdente non faceva parte del tuo vocabolario.
Forse neanche adesso, ma a volte ne senti l’ombra dietro di te.
Perché non vorrei essere nessun altro, ma solo un'ipotetica me stessa di qualche anno fa, per non dimenticarmi mai chi ero e per prendere piena coscienza di chi sono ora.
E allora prendo lo specchio magico di Stilly e lo guardo desiderando di essere una diciannovenne alle prese con il suo ultimo anno di liceo e pronuncio le magiche parole.

“Specchio, specchio delle mie brame….”
(accendi le casse e clicca sulla frase per andare al fake - blog)



Http://vipditurno.splinder.com 

LEGGI I COMMENTI | Permalink | commenti (12)|

postato da HikarySun alle ore 12:01
sabato, 04 marzo 2006
concorso, le stelle

*ATTENZIONE*
La prova che state per leggere è iniziata qui:
Prima parte - Missmidnight
Seconda parte - Lixia
Terza parte - Cecia

La vendetta non è mai una strada dritta, ma una foresta dove è facile smarrirsi.
Non sai dove sei, né da dove sei partito.



Intorno a me mille maschere diverse, vestiti colorati e sontuosi. Indossati con il solo scopo di farsi ammirare,  trasformandosi per una notte in chi non si è. Osservo tutti e nessuno con aria incuriosita e svogliata allo stesso tempo, soffermandomi di tanto in tanto sui corpi danzanti che mi colpiscono.
Incrocio lo sguardo fanciullesco di Giada e mi insinuo tra la folla con il mio Cosmopolitan in mano.
Mi avvicino ad un uomo vestito da Zorro con gli occhi azzurri come il mare e gli poso un biglietto da visita sul tavolino.
“Chiamami” gli dico facendo l’occhiolino, e mi allontano. “Ma non stasera” penso tra me e me ”Stanotte ho già la mia preda”.
Sorrido, ma la noia mi riassale subito dopo. Quanto devo aspettare ancora? Penso a The Rough, il mio uomo, e mi sento travolgere dalla collera e dall’ansia. Non ho mai desiderato così tanto la morte di qualcuno, l’uomo dalle mille moine che fa cadere ai suoi piedi tutte le donne, sempre pronto a mietere nuove vittime.
L’attesa mi opprime, soffocandomi. Non ce la faccio ad aspettare ancora qui dentro.
Mi avvio verso l’uscita accendendomi una sigaretta. Non riesco a gustarmela che squilla il mio cellulare. Cecia. Sono le 2:00. Fermo prontamente un taxi, passando davanti ad una coda di persone in attesa.
“Al Ponte dei Sospiri. Grazie”.



E’ finalmente arrivato il mio momento.
CLICCA QUI PER VEDERE IL FILMATO


The Rough è appoggiato al muro. E’ lì già da una ventina di minuti, ma è abituato ad aspettarmi. In una stanza di hotel, al ristorante. Lui mi aspetta sempre.
Indossa un lungo cappotto nero che gli slancia la figura ed una maschera rossa gli copre il viso.
“Speravi che non ti riconoscessi?” Gli dico toccandogli un braccio.
“Le cose belle si fanno sempre attendere” E forse avresti dovuto sperare che ritardassi ancora un po’.
“Hai visto che bel panorama?”
Seguo il suo sguardo avvicinandomi a lui. Il pensiero di quegli occhi scuri e profondi ed il suo fare da Casanova mi ricordano i suoi tradimenti e provo l’impulso di prenderlo a sberle. Mi volto anche io verso il canale, trattenendomi. Voglio ucciderlo. Ora. Infilo una mano sotto la mia giacca di pelle e sfioro la mia amata Wakizashi con le dita. Ma i miei muscoli si fermano mentre incrocio il suo sguardo adorante. Non posso fermarmi. Non voglio. Eppure il mio corpo non risponde più ai comandi.
“Al chiaro di luna sei ancora più bella” Sorride. Quel sorriso che mi ha rapito il cuore. Infuocato. Dolce. Accattivante.
Mollo la presa e mi lascio cullare dal suo caldo abbraccio, assaporando il suo calore. La vicinanza del suo corpo mi procura un tremito.
Da lontano si sente una musica dalle note sensuali ed aggressive. Come il nostro rapporto. Gelosia. Passione.
“Balliamo?”

 

 

Mi attira a sé, affondando la testa nei miei capelli. Il mio viso è appoggiato al suo petto e un’ondata di profumo mi travolge, inebriandomi la mente: CK One, sempre lo stesso. Mi rendo conto che è sempre agile e scattante e mi è sempre più difficile non pensare a quanto ci siamo amati.
La sua mano scorre lenta sulla mia schiena, procurandomi un fremito leggero. Ricordo il nostro primo incontro, la nostra prima missione insieme.
Sto per lasciarmi andare completamente, dimenticando il perché sono veramente qui, quando la musica si fa più lontana ed all’improvviso torno alla realtà. La mia realtà.


“Durante il combattimento, l’annientamento del nemico deve essere l’unica preoccupazione. Reprimete qualsiasi emozione o compassione. Uccidete chiunque vi ostacoli. Questo è il cuore dell’arte del combattimento” 


Mentre fisso The Rough, mi sorprendo di quanto io ora sia di nuovo determinata a dimenticare il nostro amore. The Rough non potrà più farmi soffrire. Io sono quella spietata con i sentimenti, nessuno può giocare con me come ha fatto lui. Morirà. Adesso.
La mia anima elimina ogni traccia di compassione e lascia spazio solo ad una cruda lucidità.
Lo guardo negli occhi e senza che lui se ne accorga gli tocco il corpo in cinque punti cruciali. Un gesto rapido, deciso e crudele.
Mi guarda stupito ed un rigolo di sangue gli esce dalla bocca. Lo bacio appassionatamente, assaporando per l’ultima volta il gusto delle sue labbra calienti.
Addio”. Mi giro pulendomi la bocca dal suo sangue ed un’espressione compiaciuta mi compare in volto.


CLICCA QUI PER VEDERE IL FILMATO

CLICCA QUI PER VEDERE IL FILMATO IN QUALITA' MINORE (consigliato, si vede bene uguale)


Il rumore dei miei tacchi sulla pietra antica viene interrotto.
“Aspetta” Lo sento gridare dietro di me.
1…2…3…4…5 Il suono di cinque passi e poi un tonfo. Mi rigiro a guardarlo. E’ inerme a terra. Morto. La tecnica dell’esplosione del cuore con cinque colpi della dita è fatale. La morte più letale di tutte le arti marziali. Comprimi cinque punti diversi del corpo e lasci andare la vittima al suo destino. Ma appena farà cinque passi il suo cuore esploderà all’interno del petto.
Sorrido soddisfatta ed una risata isterica esce dal mio corpo.
Decido di raggiungere il ritrovo con le altre a piedi, per assaporare al meglio questa sensazione di vittoria e libertà.

 

Tutte e cinque guardiamo quell’uomo legato alla sedia in mezzo alla stanza. La moquette rossa fa da contorno a questa scena cruenta. Una maschera giace a terra. L’odore del carnevale ha riempito anche questa camera. L’orologio appeso al muro segna le 5:00 esatte.
Lo guardo in viso. Ha le lacrime agli occhi e si morde nervosamente il labbro inferiore.
“Bastarde” impreca. Gli trema talmente la voce che deve interrompersi per schiarirsi la gola. Alza gli occhi al cielo facendo un respiro profondo. “Dopo tutto quello che ho fatto per voi”
Rido. “E’ finita. Sai che siamo molto creative quando si tratta di fare fuori la gente. E per te non faremo eccezione”
“Amiamo la tortura” Aggiunge Serena. “Legare la vittima e ammazzarla mutilandolo. Bruciarlo mentre è cosciente. Avvelenarla o pugnalarla”
“Oppure potremmo annegarti” continuo “Non credo sia una bella morte… In ogni caso non potrai telefonarmi per dirmelo.” Rido di nuovo, trovo tutto così divertente e stimolante.
Mi giro verso Cecia. Ha l’espressione dura e negli occhi le si leggono indifferenza e determinazione. Sta lottando contro l’improvviso senso di compassione che prova per lui, benché sia un essere spregevole.
Ylenia ha la faccia sudata, i capelli incollati sulle tempie. E’ pallida e capisco che anche lei soffre, che la sua durezza è forzata.
La comprendo, dopotutto stiamo per affrontare il compito più difficile di tutta la nostra vita. La nostra missione finale.
Carico la pistola e mi avvicino al nostro uomo, ora non gli stacco gli occhi di dosso.
“Sei destro dico bene?”
“Sì” risponde con aria impaurita ed interrogativa.
“Scegli tu. Seriamente. Puoi morire adesso. Senza provare dolore, senza torture, senza ustioni, senza annegare. Nessuno si farà troppe domande per il tuo suicidio. Oppure puoi ribellarti andando incontro ad una morte più lenta e sofferente. Che morirai in entrambi i casi è sicuro. Sta a te decidere come.”
Annuisce. Sì, è certo. Non esiste il minimo dubbio.
“Passami la pistola, voglio farlo io.” Dice seriamente Giada
“Allunga la mano destra” gli ordina “Anche se avrei preferito tagliarti a fettine, lentamente”
Il nostro uomo alza gli occhi al cielo, tremando.
“Ok, la pistola la tengo io, così ti aiuto” continua Giada con un sorriso malizioso e sadico.
“Avanti, fai come ti dico. Vedrai che non te ne accorgerai nemmeno… purtroppo”
Gli posa la canna della Magnum sulla tempia destra. “Chiudi le dita intorno al grilletto”
Ubbidisce tremando convulsamente. Ondeggia sulla sedia, respira male, ha la faccia livida e contratta. Gli occhi chiusi.


Di colpo. Si sente uno sparo.



Hikary_Sun passa la sua sete di vendetta a Occhidaorientale

[CREDITS]
Le immagini del primo filmato sono prese da Kill Bill Volume I e Kill Bill Volume II
Le canzoni usate sono: "Battle Without Honor or Humanity" di Tomoyasu Hotei, "Malaguena Salerosa" di Chingon e "L'arena" di Ennio Morricone tratte dall'album Colonna Sonora di Kill Bill
Il disegno è opera della sottoscritta.
L'immagine della lista del secondo filmato è opera di Giada
Grazie a The Rough, vittima incosapevole.
Ringrazio Matteo per la partecipazione come "controfigura" di The Rough e non solo e Gabriella per il sostegno.
In particolare ringrazio Serena, Ylenia, Cecia e Giada per l'amicizia, le risate, la compagnia e perchè fare questa prova con voi è stato bellissimo.

http://vipditurno.splinder.com

LEGGI I COMMENTI | Permalink | commenti (9)|

postato da HikarySun alle ore 03:27
mercoledì, 15 febbraio 2006
concorso, le stelle

LEGGI I COMMENTI | Permalink | commenti (14)|

postato da HikarySun alle ore 18:44
lunedì, 06 febbraio 2006
famiglia, concorso, le stelle

L’animo di qualsiasi persona nasconde dei torbidi segreti… Generalmente, la cosa migliore è conviverci senza che questi vengano alla luce… (Clover)

 
Due donne, tanto simili quanto diverse.
Due donne, stessi occhi.
Due donne, un uomo in comune.
 
Ti ho rovinato la vita, lo so.
 
Due donne, dopo tanti anni nello stesso letto.
Sette di mattina. Inverno. Lei piange. Io la guardo.
“Cos’hai?”
“Lasciami stare”
“Cosa ti ho fatto?”
“Ti ho detto di lasciarmi stare”
 
Un muro. C’è un muro insormontabile tra noi. Un muro che ho cercato di non vedere. Un muro che a volte diventa di vetro e ti illude di averlo abbattuto.
 
Lo so che sono stata il tuo sbaglio.
 
Osservo questa bella donna. Inizia ad avere sul volto i primi segni del tempo che oggi sembrano più marcati che mai. E’ stanca. E’ infelice.
Mi stringo le gambe contro il petto, le occhiaie di una notte insonne passata a studiare per il prossimo esame che forse non darò mai.
 
Ti ho imprigionata come le migliori delle catene
 
“Sono sola”
“E io chi sono scusa?” Una domanda, che sembra più un lamento, una richiesta di aiuto. Che vuole delle risposte. Paure che riaffiorano anche se celate in fondo al cuore. Flashback vecchi ventanni che si impongono nella mia mente.
E il senso di colpa di essere stata la sua prigione, la sofferenza di vederla triste. Di vedere la persona che ami di più al mondo persa in un incubo di sofferenza. E tu non ne capisci il motivo.
 
“Si può sapere cos’hai?” Urlo esasperata.
“Lasciami stare!” Piange ancora.
 
E per la prima volta mi appare come una malata: una malata cupa che non vuol essere curata, che non vuol dire nemmeno il suo male. Neanche a me, sua figlia.
Prevale l’egoismo, la rabbia di essere stata lasciata sola nel proprio letto. La rabbia verso di lei, verso questa situazione. Fingersi vittima è sempre più facile.
Guardati, guarda come ti sei ridotta. Eri solo una bugia, la donna forte, determinata, bella ed elegante era solo una farsa. Ecco come sei veramente! Uno straccio destinato ad essere infelice.

 Sono un diavolo senza sentimenti che condanna quella donna all’inferno, senza pietà.

La guardo quasi con disprezzo “Debole e stupida” penso. Ti sei fatta rovinare la vita da un uomo e dalle conseguenze di quell' amore: io.
La vergogna di essere stata lasciata con un figlio in grembo. Il rimpianto di aver lasciato tutto quello che avevi per lui, per poi ritrovarti su un divano a piangere con quella minuscola vita tra le braccia.
Ammettilo! Urlami addosso che sono stata la tua rovina! Non aspetto altro! Non sei nessuno. Mi fai pena. Non sei riuscita a cavare nulla di buono nella tua vita. Ti odio. Perché sei mia madre. Perché dovresti essere la migliore, invece non sei niente.
 
Io non voglio essere come te.
 
Non voglio ritrovarmi a quarantanni come te, con un lavoro che mi sono fatta piacere a forza. In una vita di soddisfazioni insulse. Depressa, che vive la sua vita senza un sorriso e monotona. TI CREDEVO DIVERSA! Dov’è la donna che ammiravo da piccola, dov’è la donna sicura di sé. Dov’è la ragazzina che ha costruito il suo impero? Menzogna, sei solo una menzogna. Io sono migliore di te.
 
Irrompo in cucina, dove si sta preparando un caffè. Voglio urlargli tutto il mio disprezzo. Tutto il mio rancore. La guardo. E rivedo i suoi lineamenti perfetti. La sua dolcezza. La persona che per 24anni mi ha sempre resa fiera di essere sua figlia. Non dico nulla e piango. Non piango per me, piango per lei che ha una figlia che non si merita. Una figlia bugiarda e irriconoscente. E mi vergogno, mi vergogno così tanto da non riuscire a guardarla negli occhi. Come ho potuto solo pensare certe cose di lei. Mi abbraccia e piangiamo insieme dopo tanti anni di silenzi.
 
Scusami
 
Quella mattina per capire meglio mia madre sono scesa all'inferno per cercarla, ma non l'ho trovata, non c'era. Ho trovato me.
Ancora non mi perdono per le cose che ho pensato quella gelida mattina di inverno. Per aver sminuito nella testa anche solo per pochi minuti quella grande donna di mia madre. Per averla crocefissa per un momento di debolezza. Per aver riversato su di lei tutti i miei timori, le mie paure, le mie angosce. Perché ora come non mai, sento il suo sangue che mi scorre orgoglioso nelle vene.
 
Quarto comandamento: Onora il padre e la madre.
 
Ho peccato, ma non ho peccato contro un Dio. La fede non c’entra, non bisogna essere credenti per provare il rimorso che ho sentito nello stomaco quando sono riuscita a risalire dal vortice che io stessa mi ero ricreata. E questa prova la dedico a lei, il mio faro nella notte, la metà della mia anima, la persona che non abbandonerò mai più e che mai mi abbandonerà. Per lei, immensamente e semplicemente mia madre.
 
Per ascoltare il file audio clicca su play

 

Credits: Il file musicale è di Carmen Consoli, In bianco e nero, dell'album Stato di necessità

 
 
LEGGI I COMMENTI | Permalink | commenti (25)|

postato da HikarySun alle ore 05:47
lunedì, 23 gennaio 2006
concorso, le stelle

Oggi ore 14:50


 
Cosa ci faccio qui? Non lo so nemmeno io. Questa stanza sembra surreale. Bianca come il latte. Luminosa. Senza un rumore.
Non si sente neanche il traffico di Roma. Sono sola. Giuseppe non si vede. Cosa mi ha spinto a giocare fino a questo punto? La noia? La voglia di qualcosa di diverso?
Non lo so.
Una voce rompe l’idilliaco silenzio.
Ciao Nadia. Alla tua destra c’è una porta bianca, con sopra scritto Aria. Tra pochi minuti uscirà da lì una persona. Poi tu dovrai entrare ed inizierà la settima prova di Le Stelle
Mi guardo intorno. Da dove proviene questa voce? Non è la voce di Giuseppe. Ha un tono diverso. Sarà Dovigi? E cosa dovrò fare? Mille domande. Nessuna risposta. Tutto nella routine.

Ore 15:00:00


La porta si apre, esce una donna, non ho idea di chi sia.
Mi sorride: “Entra ed in bocca al lupo
La guardo stranita. Ma la curiosità di entrare in quella porta candida prende il sopravvento e non mi soffermo a parlare con lei.
Grazie…”  ed entro con decisione. Inizia la mia settima prova.
Appena varco la soglia vengo piombata come in un’altra dimensione. Sento la porta chiudersi dietro di me con uno scatto violento. La luce è soffusa, quasi inesistente in confronto alla stanza precedente.
Inciampo subito. Mi preparo a mettere le mani in avanti per non farmi male.
 “Ma porca putt…


Cado sul morbido. C’è un letto nella stanza. Anzi solo un letto che riempie ogni spazio vitale. Il soffitto è basso. Ho la sensazione di ritrovarmi in un bunker.


Ma non sono sola. Sopra il letto c’è qualcuno. Un'ombra. E' un uomo. Lo sapevo che dovevo dare retta a Matteo e non venirci. Lo sapevo che dovevo fare quel corso di autodifesa come ha fatto la mia compagna di corso Marina. Lo sap..
Nadia?
Respiro. “Sì?
Nadia speravo di finire in coppia con te” Io questa voce la conosco… Questo accento lo conosco. Non può essere che lui.
Francesco?
Sì sono io… Hai visto dove siamo finiti?


Ma certo… ora ho capito… Giuseppe ha fatto passi da gigante. Sta trasformando Le Stelle in un vero reality-blog. Ha varcato la linea tra virtuale e reale. Mi sento come se fossi stata catapultata dentro al mio computer. Come se per magia le mie cellule ora stessero passando nei cavi di internet per trasportarmi dentro questa stanza. Dentro questa realtà virtuale.
Tutto questo mi sa di film horror-futuristico. Un brivido freddo mi passa sulla schiena, facendomi tremare. Terrore. Come abbiano fatto non lo so. Mi hanno drogata e messo dentro quelle capsule collegate da mille fili? Dopotutto questa è sempre una prova di Le Stelle, quindi deve essere virtuale per forza. Sì deve essere così. Per fortuna non sono sola. C’è Francesco.
Certo che mai avrei pensato di incontrarti qui… In questo modo… per la prima volta.” La luce è così fioca che a malapena riesco a vederlo in faccia e solo ora mi accorgo che ad illuminare la stanza ci sono solo 4 candele.
Secondo te cosa dovremmo fare? Quanto staremo qui dentro?” Cerco di sforzare gli occhi per vederlo meglio. In questo momento vorrei essere un gatto per vedere al buio.
Non ne ho idea.
Ma che cazzo di prova eh?” Ops… mi è scappata di nuovo una parolaccia… Non sono qui da neanche 3 minuti che sono già a quota due.
E chi lo sa… Giuseppe è pieno di sorprese
Lo osservo. E’ nervoso ed impacciato, me ne accorgo da come gli trema leggermente la voce, da come continua a muovere le mani. Forse è il caso che provi a smorzare un po’ la tensione. Sono brava in queste cose, quando vedo gli altri in difficoltà mi trasformo nella persona più sfacciata della terra.
Non ci siamo nemmeno salutati” E mi avvicino per dargli due baci sulla guancia.
Arrossisce e io gli sorrido.
Lo guardo negli occhi, ha un’espressione buffa. Non posso fare a meno di ridere. Ride anche lui. La tensione è svanita. Bene.
Francesco è appoggiato allo schienale del letto con le gambe distese, senza scarpe. Mi tolgo anche io gli stivali e mi corico di fianco a lui, con la testa appoggiata sulle sue spalle.
Che facciamo Fra? Potremmo rimanere chiusi qui dentro per ore...
Non lo so, ma sono davvero contento di essere qui con te.
Anche se l'imbarazzo è svanito, la strana sensazione di essere in un mondo parallelo continua a rimbombarmi nella testa. Mi sento come in un esperimento. Come un topo in gabbia che non può uscire finchè non gliene danno il permesso.


L’ansia aumenta. Mi sento come spiata. Ci staranno guardando? Giuseppe sarà qui da qualche parte che studia le nostre reazioni? 
Nel frattempo lui si è sciolto del tutto e ha iniziato a parlare a raffica del reality, degli altri concorrenti, di Giuseppe. Io penso che sono nervosa e voglio una sigaretta, ma non le ho con me. E poi se fumassi qui dentro affumicherei Francesco. Il soffitto è basso, la stanza è piccola, il letto matrimoniale ci sta giusto incastrato dentro. Non c’è neanche una finestra. Una sola sigaretta formerebbe una cappa insopportabile anche per me.
Silenzio. Francesco ha finito di parlare. E io non ho sentito una parola. Oddio e ora che faccio? Ammetto di non averlo ascoltato negli ultimi cinque minuti perché pensavo alle marlboro light? No no non sarebbe carino. Devo inventarmi qualcosa.
Nadia questo tuo silenzio mi imbarazza…
Sì scusa, pensavo a questo posto, a questa situazione..” Sono brava a mentire.
Penso che Giuseppe ci abbia messo insieme perché sa che siamo molto uniti. Tranquilla, non ci faranno morire di fame.
"Sì è vero. Secondo me Vip spera ci scappi lo scoop. E come dargli torto siamo fatti l'una per l'altro"
Sorridiamo insieme. E' inutile nasconderlo. Anzi, non l'abbiamo mai nascosto ora che ci penso. Siamo attratti l'uno dall'altro, ci conosciamo anche senza esserci mai visti. Questo è quello che crea la virtualità. Dalla prima volta che abbiamo parlato in chat o che ci siamo sentiti per telefono era come se lo conoscessi da anni. E lo tratto come se fosse davvero così.


Ci accasciamo sul letto insieme. E Francesco mi prende la mano. Continuiamo a parlare. Siamo tutti e due logorroici e anche un pò (tanto) egocentrici. Non c'è un momento di silenzio. Sarà una finta realtà, ma mi piace.
Questa non te l’ho mai raccontata" E perchè decido di raccontargliela proprio adesso? "Tempo fa feci un sogno, noi tutti ci incontravamo in un albergo. Era bello... Eravamo come ragazzi delle superiori in gita scolastica. Alla fine tornavamo ognuno nelle proprie stanze, quasi tutti ubriachi. E io ad un certo punto entravo in camera tua..."
"E poi?"
"E poi BUM, mi sono svegliata..."
"Ah.."
"Deluso?" Lo stuzzico. Francesco arrossisce di colpo. Sì dovrei proprio stare zitta a volte. Si è creato imbarazzo. E adesso come ne esco di nuovo?
"Un pò" Dai Fra, sono io! Sono Nadia. Quella con cui passi le ore al telefono. Quella con cui chatti tutti i giorni su msn.
Decido di prenderlo in giro. "Ti piacerebbe eh?" E gli faccio una linguaccia. Ride. Ridiamo. Ridiamo per secondi, minuti che sembrano ore... Ridiamo fino alle lacrime. E non so neanche bene il perchè, sembriamo così stupidi... Ma due bei stupidi, c'è da dirlo.
In quel momento guardo bene Francesco in viso. Gli occhi profondi. E' bello mentre ride. Si accorge di essere osservato. Si ferma e mi guarda. Le luci soffuse iniziano a fare il loro effetto. Due candele si sono consumate senza che ce ne accorgessimo. Il cuore iniza a battere più forte. A volte credo che in certe situazioni tutto sia perdonabile e poi è solo virtuale no?
1....2...3... nessuno di noi dice una parola. Ed è come se mi svegliassi di colpo. E' realtà questa. Non è finzione. Non ci sono microchip o delle prese di elettricità attaccate ai nostri corpi.


Si avvicina, mi mette una mano fra i capelli. Vorrei fermarlo, ma non posso. Non riesco a muovere nessun muscolo. Non posso lasciarglielo fare. Siamo due persone leali e sappiamo che i nostri cuori appartengono ad altre due persone, che rispettiamo, che amiamo... Ma non posso neanche fermarlo. Non riesco. Non voglio.
La sua bocca è a dieci centimetri dalla mia. Nove centimetri. Cinque... Tre... Uno...
"Ragazzi potete uscire. Il tempo a vostra disposizione è scaduto" Di colpo la stanza viene illuminata artificialmente. Veniamo accecati dal nuovo bagliore.

Ore 16:00:00
Come due bambini appena sorpresi a fare cose che non dovrebbero dai genitori ci stacchiamo di colpo, quasi con violenza. Stavolta ad arrossire sono io. Non riesco a guardarlo in faccia.
Ci alziamo insieme ed usciamo tutti e due dalla stanza da cui siamo entrati senza dire una parola. Mi fermo sulla soglia. Non posso andare via così. Mi giro. E vedo che anche lui si è girato a guardarmi.
"Ti voglio bene" Diciamo all'unisono. Ci guardiamo in faccia e scoppiamo e ridere, come facciamo noi. E' per quello che siamo legati, perchè insieme ridiamo sempre. Ora sono pronta ad uscire. Senza rimpianti.

Guardo la stanza per l'ultima volta. E solo adesso questo letto e queste pareti bianche mi sembrano davvero fottutissimamente reali. E faccio un respiro profondo come ad assaporare questo momento, questa VERA realtà che voglio tenere con me per sempre.

http://vipditurno.splinder.com

LEGGI I COMMENTI | Permalink | commenti (13)|

postato da HikarySun alle ore 21:25
lunedì, 09 gennaio 2006
concorso, le stelle, c est ma vie

Stavo guardando con attenzione la camera di Nadia. La scrutavo in ogni minimo particolare. Cercando di capire qualcosa in più sulla ragazza che mi trovavo di fronte. Il mio ruolo di “Vip di Turno” non mi abbandonava mai.

La stanza era colorata di toni caldi in contrasto con un blu oltremare.

Un letto matrimoniale enorme regnava nella camera e ne occupava la maggior parte dello spazio.

Le mensole erano stracolme di testi scolastici e libri. Mentre le mura erano occupate da disegni, cartoline e fotografie.

Sapevo che Nadia abitava qui da soli tre anni e mi stupiva come fosse riuscita a mettere tanto di lei e del suo passato in una stanza così piccola.

            “E questi cosa sono?”

            “Le mie vecchie smemo, di quando facevo le superiori”

Diari scolastici delle superiori? E cosa se ne fa?

            “Posso guardarle?”

            “Certo Giuseppe…”

Per quel poco che conoscevo Nadia attraverso il suo blog e le prove di Le Stelle 2, non mi sarei aspettato dei diari diversi.

Avevano quasi tutti perso la loro forma originale ed ognuno di loro era stato personalizzato in un modo sempre diverso. L’unico denominatore comune erano delle cartoline sempre diverse che ritraevano Jim Morrison o i Doors sui retri delle copertine.

Notai che anche lì dentro erano attaccate con delle graffette moltissime foto di Nadia e dei suoi amici durante il periodo scolastico, che li ritraevano in momenti particolari.

Mentre sfogliavo la smemo del suo ultimo anno scolastico, la più “normale” direi, mi cadde distrattamente una busta e ne uscirono delle foto che ritraevano una bambina.

            “E’ una tua parente?”

            “No sono io” rispose sorridendo “Era il giorno del mio battesimo. Tempo fa feci un album fotografico di tutte le mie foto dalla nascita fino alla prima media, alcune le ho dimenticate e allora me le sono tenute nel diario.”

            “Ahaha è questa sei sempre tu?”

            “Sì avevo quattro anni, era carnevale. Quello è sempre stato il mio costume preferito, Cappuccetto Rosso. Quando ero piccola andavamo sempre tutti a festeggiare nel cortile dell'Istituto Madonna. Ai quei tempi facevo lì l’asilo. E poi a 17anni mi ci sono ritrasferita per fare il liceo. Pensa che la Smemoranda era proibita… ma non ho mai cambiato diario.”

            “Ribelle?”

            “No, non per ribellione. Solo che non la trovavo una cosa giusta, tutto lì. Ognuno è libero di scegliersi il diario adatto, e che differenza faceva nella mia istruzione se avevo la Smemoranda o un diario puccioso della Diddle?”

Iniziò ad incuriosirmi come aveva vissuto Nadia fino ad allora, non solo per il fine del reality, ma per vera e propria curiosità. C’erano delle cose che non capivo.

            “Ero una testa di cazzo, senza giudizio e con troppa voglia di crescere durante l’adolescenza. Ma non me ne pento minimamente. Ero sempre all’estero, da sola, per via del lavoro di mio padre. Ma questo mi ha aiutata ad apprezzare gli altri paesi, le altre culture ed a crescere sul serio.”

            “In che senso eri una testa di cazzo?”

            “Beh… la mia vita oltre alla scuola era solo – discoteca, alcool e tutto quello che ne viene dopo-“

“C’è stato un periodo che “tagliavo” da scuola almeno una volta a settimana…”

“Tagliare? Che vuol dire?”

“Mmm fare vola... Come lo dite dalle tue parti saltare la scuola?”

“Ah ho capito… marinare, oppure fare sega”



            “Questa  era il mio tesserino del CTS, lo avevo fatto verso i 15-16anni. In quel periodo ero al bar ogni pomeriggio a studiare e fumare con la mia amica Cristina e le altre ragazze della compagnia”

 

 

            “Vedo” risposi stupito. “Ne hai di foto in giro eh?”

            “Sì sono la mia passione, sto finendo ora la bacheca del 2005”

            “Vuoi una mano? Lo sai che mi appassionano queste cose”

Nadia si alzò dal letto e uscì dalla sua stanza per tornare un minuto dopo con una piccola bacheca di sughero che avrebbe riempito giusto lo spazio vuoto sopra la testa del suo letto.

In mano aveva una trentina di foto, la cosa che mi colpì era che era evidente che non erano state scelte per la riuscita delle stesse, ma per i momenti che ritraevano.

            “Mi piace metterle in modo disordinato, forse perché rispecchia il mio modo di vivere”

“Questa l’abbiamo scattata io e Matteo un pomeriggio in centro a Milano. Andiamo sempre in giro con la macchina digitale e ci facciamo le foto più stupide! Riesce a farmi sorridere sempre lui, ne sono innamorata moltissimo”

La maggior parte delle foto ritraeva i suoi amici, mi misi a chiedere di loro e il rapporto che li accomunava.

            “Sembrerò ripetitiva, ma mi considero la persona più fortunata al mondo. Ho degli amici stupendi, ci vogliamo bene e stiamo insieme perché lo vogliamo… è una forte amicizia la nostra. Non potrei desiderare di meglio…” mi spiegò con gli occhi luccicante. Era quasi palpabile il forte sentimento che c’è tra loro. Traspariva anche dalle semplice foto attaccate nella stanza.

All’improvviso notai una foto divertente.


 

 

            “E questa?” Le chiesi e lei esplose in un sorriso immenso.

            “Questa l’ha scattata Matteo ad Eurodisney a settembre. Era da quando l’avevano aperto che ci volevo andare, ma o per un motivo o per un altro non c’ero mai riuscita. Poi Matt mi promise che mi avrebbe portato… e come vedi ha mantenuto la promessa!”



            “E lui chi è?” Domandai indicando una foto che la ritraeva con un altro ragazzo.

            “E’ Francesco. Un ragazzo con cui ho legato molto che ha lavorato con me a Most Wanted a Mtv per tutto lo scorso anno. Infatti la foto l'abbiamo fatta un giorno prima della diretta. Una gran bella esperienza. Non tanto per il fatto che finivo ogni giorno in tv, non me ne è mai fregato molto in realtà. Ma ho conosciuto persone con cui ho stretto un forte legame di amicizia, come il Fra.”


“Questa invece non è proprio una foto, ma il simbolo del giornale per cui lavoro adesso, Kool. E’ stato molto importante per me sapere che mi avevano assunto a giugno. Una bella sfida che spero continuerà il più possibile. Scrivere e parlare di moda è una cosa che ho sempre voluto fare. E questo lavoro mi sta dando l’opportunità di vedere cosa sono capace di fare.”

La guardavo con attenzione attaccare le foto una ad una, senza un apparente ordine preciso.

Era attenta in quello che faceva, con gli occhi persi nei ricordi.

            Il 2006 sarà per me l’anno dei viaggi. Come ti ho detto quando ero più piccola viaggiavo sempre, molto spesso all’estero. Poi i miei spostamenti si sono limitati alle vacanze. Ho pensato che se non lo faccio quest’anno che è il mio ultimo anno di università e che quindi ho più tempo, poi lavorando non posso farlo più. Andrò in America, a Copenaghen, Amsterdam e Giappone per iniziare. Voglio che questo sia un anno speciale, in cui cercherò di capire davvero cosa voglio. E i viaggi per me hanno sempre avuto un significato speciale. Non mi piace ancorarmi da qualche parte. E non voglio un giorno pentirmi di non aver mosso un dito per conoscere il mondo. Non sarà facile, perché dovrò impegnarmi 100 volte di più. Voglio terminare gli esami, e laurearmi a gennaio prossimo. Ma sento che è una cosa che devo fare.”

Ero affascinato dalla sua descrizione minuziosa delle cose che voleva vedere, e del perché aveva scelto quei luoghi al posto di altri.

Finito di sistemare la bacheca la mia domanda venne spontanea, senza pensarci.

            “C’è qualcosa che butteresti dello scorso anno? Come si fa al sud che la sera di capodanno buttano dalla finestra degli oggetti vecchi, tu cosa avresti scelto?”

Nadia prese molto sul serio la domanda. Ci pensò un po’, come se stesse andando a scavare nel suo profondo alla ricerca della cosa giusta da rispondermi. Ad un certo punto alzò lo sguardo e mi sorrise.

            Niente. Non butterei nulla” La guardai con un aria interrogativa, tutti hanno qualcosa da buttare, o no? Lei se ne accorse e mi rispose prontamente.

            “Non pensare che tutto quello che ho o che mi sia successo mi piaccia, anzi. Di molte cose ne avrei fatto a meno. Ma tutto serve. E io sono solita ad imparare dai miei errori e dalle mie esperienze. Se buttassi qualcosa come per dimenticarla, sarebbe come se non avessi imparato nulla”

Dicendomi così, si alzò e andò verso la porta. Si girò e sorridendomi mi disse.

 


             "Ti va un pò di caffè?"

 

 

Consegno la mia prova a http://vipditurno.splinder.com


 

 

 

 

LEGGI I COMMENTI | Permalink | commenti (14)|

postato da HikarySun alle ore 15:16
martedì, 20 dicembre 2005
concorso, cosplay, le stelle

Visto che a Natale siamo tutti più buoni come dice Masciuzza per favore andate qui e scrivete SALVO MARIANNAB e se non avete un blog scrivetelo in una mail a vipditurno@gmail.com
Babbo Natale ne terrà conto quando vi porterà i regali.

Già che ci sono vi lascio un pò di link da visitare: Se non sapete ancora cosa regalare leggete questo articolo, ci sono un paio di consigli.

Visto che non ho ancora speso una parola sulla mia trasferta a Roma per il Romics vi lascio una foto di me e Carlotta. Io nei panni di Kurai di Angel Sanctuary  (a destra) e lei in quelli di Miyuoby di Alichino (a sinistra)

Chi ne volesse vedere altre può andare qui

LEGGI I COMMENTI | Permalink | commenti (14)|