chi sono

Semplicemente una ragazza... a cui piace godersela e divertirsi^^ Che ha tanti sogni ed adora scrivere. E se si impegnerà un giorno pubblicherà il suo romanzo.

"C'è una differenza sostanziale tra noi due, il carattere. Tu non ne hai, mentre io sono disposto a tutto pur di ottenere quello che voglio"
Hokuto No Ken

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Odio
La vecchiaia, poi sono buooooonaaaa non detesto quasi nulla.A PARTE LE PERSONE INVIDIOSE ED IPOCRITE.
Amo
I ragazzi belli, la pizza, scrivere, la musica, Final Fantasy (Ashe di FF XII sono praticamente io), tutto ciò che ha a che fare con le rane (peluches, oggetti...di tutto^^), stare sul divano con gli amici a guardare la TV e mangiare schifezze anche se poi so già che avrò mal di stomaco per un mese, il calcio, uscire, ballare, il caos, gli alcolici e soprattutto il Cosmopolitan...
My Tought
Impossible is just a big word thrown around by small men who find it easier to live in a world they've been given than to explore the power they have to change it.
Impossible is not a fact. It's an opinion.
Impossible is not a declaration. It's a dare.
Impossible is potential.
Impossible is temporary.

IMPOSSIBLE IS NOTHING.




Look, if you had one shot, or one opportunity
To seize everything you ever wanted
One moment
Would you capture it or just let it slip?
Perle di Saggezza

Final Fantasy è il miglior gioco che esiste!

Che fumare fa invecchiare è una calunnia >_<

Fido Tenerone Naso di Cioccolata è il più forte del mondo

Gli Angel Cage hanno un video-live strafigo

Sono la figlia di Lord Voldemort

Seguire i propri sogni non è facile e capire quello che VERAMENTE si vuole lo è ancora meno.
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postato da HikarySun alle ore 20:32
lunedì, 28 novembre 2005
concorso, le stelle, c est ma vie

ATTENZIONE: Questo che state per leggere è stato realizzato come un MANGA, un fumetto giapponese, e dovrà essere letto da destra verso sinistra

Ascolta il file audio mentre leggi il manga

(Clicca sulle immagini per ingrandirle)

 

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Credits:
Alcune immagini sono di proprietà di Ai Yazawa, autrice di Nana, le rimanenti sono di mia creazione.
Il file musicale è degli Zone, Two Hearts [Zone for Trapnest], dell’album Nana for Love.

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postato da HikarySun alle ore 17:32
martedì, 22 novembre 2005
cosplay, c est ma vie

Sono sempre di fretta, lavoro, studio e nelle urlime settimane soprattutto cosplay...
Organizza viaggi a destra ed a sinistra, vai a cambiare le ruote della macchina che sono liscie come un campo da boowling, fai la revisione, la spesa, mangia (anzi se salti e meglio), le consegne da rispettare, dormi, sogna....
Poi ci sono le telefonate inaspettate, che poi tanto inaspettate non sono perchè decidi di farle tu.
E quando metti giù capisci che forse era meglio non comporre quel numero, ma che sei contenta così.
Ora scappo, ago e filo mi aspettano.

Notizia per JB: Ho comprato la stoffa per fare Lamù... ora sei obbligato a fare Ataru.

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postato da HikarySun alle ore 06:18
mercoledì, 16 novembre 2005

Dato che io spesso supero i limiti in autostrada, credo che queste informazioni gentilmente inviatemi per mail dalla mia amica Ale possano essere d'aiuto a molti.

"E' imminente l'entrata in funzione di un nuovo sistema automatico, messo a punto dalla società Autostrade, per il rilevamento della velocità degli autoveicoli, denominato "Tutor".

Il sistema è in grado di monitorare lunghi tratti autostradali attraverso sensori e telecamere ed è in grado di determinare la velocità media di un veicolo in autostrada, in un tratto di lunghezza variabile.

Il funzionamento si basa su una prima stazione che registra l'ora di passaggio e la targa del veicolo ed una seconda stazione che registra nuovamente i dati; utilizzando i dati registrati, viene calcolata la velocità media di percorrenza del veicolo nel tratto indagato e, se essa supera il limite di velocità previsto in quel tratto (maggiorato del 5% di tolleranza previsto), i dati di transito ed il numero della targa vengono automaticamente inviati alla Polizia che farà scattare la contravvenzione.

La fonte giornalistica informa che attualmente sono già state installate stazioni di rilevamento sulla A13 Bologna-Padova (zona Occhiobello), sulla A14 (zona Forlì), sulla A4 Milano-Brescia (in avvicinamento a Milano), e che le stesse sono preavvisate agli automobilisti da appositi cartelli segnaletici di colore giallo."


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postato da HikarySun alle ore 02:54
lunedì, 14 novembre 2005
concorso, le stelle

Avevo quattro anni, frequentavo l’asilo e mia madre, come tutti i pomeriggi, alle quattro venne a prendermi.
Sono passati ventanni, ma quel giorno me lo ricordo come se fosse ieri.
Tesoro a casa c’è una sorpresa per te. Ti aspetta una persona
Mi si illuminò il viso… “Papà, c’è papà” pensai, ma non dissi nulla, come se dando voce alla mia speranza, questa potesse annullarsi. Corsi a sedermi in macchina. Avevo fretta di andare a casa.
I miei genitori si separarono prima che io nascessi. Non vedevo mai mio padre e non ho ricordi di lui antecedenti al periodo delle scuole elementari.
Per questo ero così eccitata al solo pensiero di vederlo.
Ma non fu così. Ad aspettarmi non c’era lui, ma la nipote della nostra vicina di casa, con cui giocavo di tanto in tanto.
Rimasi delusa e corsi in camera mia.
Pensavo fosse papà” dissi a mia madre con le lacrime agli occhi.
Lei rimase sorpresa, le si scurì il volto. Con le mie parole l’avevo ferita. Ma non per un senso di rivalità nei confronti dell’altro genitore. Diventò triste. A causa mia. Soffriva per me.
Avevo solo quattro anni, ma quel giorno presi una decisione. Nella vita sarò forte. Non farò mai preoccupare nessuno per me. Mai.
 
Crescendo fui fedele alla promessa che feci a me stessa.
Fino a quel giorno.
Ero in vacanza con i miei amici. In assoluta tranquillità. Senza preoccupazioni, ma solo con una gran voglia di divertirmi.
Ma proprio in quella pace dei sensi per la prima volta scoppiai. O meglio, il mio fisico scoppiò.

Ci sono cose che non si possono spiegare a chi non le ha mai provate. Uno è l’attacco di panico.
Ero in camera da letto, stavo cercando di riposare. Quando all’improvviso, senza un motivo apparente fui colta dall’ansia.
Sì presentò così, inaspettata.
Credevo di morire. Il mio cuore batteva all’impazzata, mi faceva male. Più cercavo di tranquillizzarmi, meno l’aria arrivava ai polmoni. Ero come paralizzata. Le gambe, le braccia… niente rispondeva più ai miei comandi. I pensieri vagavano nella mia testa come impazziti e non riuscivo a controllarli. Un senso di angoscia e impotenza mi attanagliava.
A… a…aria, aria… aiuto…” ma dalla mia bocca usciva solo un respiro spezzato.
Mi rannicchiavo sotto le coperte, stringendo le ginocchia al petto in una posizione fetale. Le lacrime scendevano senza controllo sulle mie guance. Avevo il viso completamente bagnato. Tremavo. Tremavo di paura, tremavo dal freddo. Ansimavo, il respiro era faticoso e pesante. L’aria mi trapassava i polmoni e mi dava solo la sensazione di respirare del piombo.
Aiutatemi” ma nessuno riusciva a sentirmi.
Sentii qualcuno gridare di chiamare la guardia medica.
Ma non riescivo a vederli. Li sentivo, ma non li vedevo. “Non chiamate nessuno” cercavo di dire “Mi dispiace scusate”. Al panico si unì la vergogna di farsi vedere in quello stato. “Scusatemi” ma non riuscivano a sentire la mia voce.
Percepivo che qualcuno mi stava massaggiando le dita delle mani, ormai immobili ed intorpidite. “Nadia calmati… siamo qui… cerca di muovere le dita” Ma non ci riuscivo. Non ero più padrona del mio corpo. Della mia mente.
Continuavo a coprirmi sotto le coperte. Non volevo farmi vedere in quello stato. “Aria, aria… ho bisogno d’aria”. La tachicardia si faceva sempre più forte.
 
Fabio mi prese in braccio per portarmi in macchina. Ero un peso morto. Ed era proprio così che mi sentivo. Un peso. Cercavo di reagire, ma ogni sforzo era inutile. Più cercavo di calmarmi, più mi agitavo. Mi sentivo come incatenata sott’acqua. Nessuna possibilità di respirare, nessuna possibilità di movimento. Avevo perso il contatto con la realtà. La sensazione di essere una persona diversa. Non mi riconoscevo più.
Non guardatemi
Depressione, fobie, angoli nascosti della mia mente spuntavano fuori all’improvviso. Nessun controllo, come una macchina che sbanda sulla neve e finisce fuori strada.
Aria… aria...
 
E’ così che ci si sente durante un attacco di panico. Ti prende all’improvviso e non puoi prevederlo. Dì colpo ti senti privato di tutto. Dei sensi, della tua forza di volontà. Ti senti morire e soffocare. Uno stato psicopatologico contrassegnato da un abbassamento del tono dell'umore a cui si aggiunge la paura che possa tornare da un istante all’altro.
Ed anche se impari che ti passerà, che è solo uno stato momentaneo, in quel frangente non riesci a ragionare. Non è più la tua coscienza a dettare il tuo comportamento, ma l’inconscio.
 
La cosa più difficile è stato accettarlo. Ammettere che qualcosa non andava. Ammettere di essere in qualche modo malati.
Per me è stata ed è la sfida più grande della mia vita.
Perché possiamo ingoiare tutti i rospi che ci si presentano nel corso dell’esistenza, ma trovarsi di fronte a se stessi e combattere con il proprio io è una delle cose più difficili contro cui io abbai mai combattuto. Più difficili di molte altre.
La paura di essere considerata diversa, di essere considerata debole. Di aver deluso tutte le persone che credono nel mio carattere forte e che mi hanno sempre ammirata per questo. Una forza che in quei momenti sembra non esistere più. Ma che invece c’è ancora.
 
Quel giorno non ero da sola. E non lo sarò mai. Loro c’erano. E so che ci saranno sempre. Come so che ci sarà sempre la mia famiglia. Perché mi vogliono bene, comunque io sia. E sono loro che in questi momenti mi insegnano ad amarmi. Nel bene e nel male.

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postato da HikarySun alle ore 19:46
martedì, 08 novembre 2005
riflessioni, c est ma vie

La mia vita sta continuando a girare intorno alla scrittura. Contenta per il successo ottenuto di KOOL continuo a destreggiarmi tra un articolo e l'altro.
Nel frattempo sembra che il destino continui a riportarmi alle mie orgini.
Può sembrare strano. Tempo fa decisi di trasferirmi a Milano. Non perchè odiassi il mio paese, anzi. Lo amo, lo amo con tutto il cuore.
Sospiro ogni volta che sento parlare dei vini della mia terra, rimango incantata ogni volta che ritorno dalle colline, dalle strade. Respiro l'aria pulita a pieni polmoni.
Ritorno per quei due giorni a casa a fare la vita di tutti i giorni che facevo prima, che magari poteva sembrare noiosa a lungo termine, ma presa a piccole dosi rende sempre ogni minuto che passo in quei bar, nei soliti locali, un minuto speciale.
Perchè alla fine, vivere una vita frenetica qui, mi porta ad apprezzare la monotonia di casa. Gli appuntamenti fissi. Diventa anche bello sapere di conoscere tutti e 14.000 gli abitanti e che tutti conoscono te.
E' un mondo a parte il mio paese. A volte lo vedo come richiuso in una palla di vetro, dove tutto rimarrà uguale e dove in fondo non manca nulla, supermercati, multisala, negozi alla moda, aziende... Dove chi nasce e muore sa già cosa gli aspetta.
Alle volte mi sembra indifeso, non sempre pronto alle novità. Abitudinario, lento. Ma sento in ogni strada ed ogni muro la voglia di vivere e di raccontarsi.
E mi piace tornare nella mia vecchia scuola, L'Istituto Nostra Signara delle Grazie, meglio conosciuto in paese come "Madonna", anche solo passarci davanti. Perchè lì in fondo sono cresciuta, anche se ci ho passato solo tre anni della mia vita, sono stati anni importanti.
E ripenso a quel cortile, dove di nascosto andavo a fumare. Perchè la scuola aveva un'educazione rigida. Si rischiava la sospensione od addirittura di venire espulso.
Quanto ci ho messo ad abituarmi alle regole, alla severità. Ma mi è servito. Ed ancora adesso quando lo racconto, mia madre si mette a ridere.
E le feste di Istituto, le recite, i concerti... ricordi indimenticabili.
Il giorno dell'orale della mia maturità ero felice, sapevo già che sarei uscita con ottimi voti e guardando mia madre le ho detto "Io qui non torno più, non mi interessano neanche i cartelloni" sapevo che la mia vita sarebbe cambiata, mi sarei trasferita. Ed ero contenta. Ma poi come dicono i Matrioska "ma se solo potessi tornare là un'ora sola in quella scuola sai quanto pagherei"
Ma le cose sono cambiate ultimamente, la preside è stata trasferita. Ed era lei che faceva di quella scuola LA scuola.

Mi lascio trascinare dai ricordi. Non tornerò mai a vivere là in pianta stabile. Milano è stata in grado di rapirmi, di affascinarmi.
Ma sono contenta di essere cresciuta là, in mezzo alle colline, alle storie di paese, facendo su e giù per Via Maestra con un EstaThe al limone in mano.

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postato da HikarySun alle ore 16:57
mercoledì, 02 novembre 2005
shopping, cosplay, c est ma vie

Dal 1 novembre è on-line KOOL!

Vai al sito di KOOL!

KOOL è il nuovo periodico di tendenze on-line che permette ai suoi lettori di vivere la notizia attraverso approfondimenti, immagini, interviste esclusive e video multimediali. Una vetrina privilegiata per marchi e brand che fanno tendenza in Italia e nel Mondo.

"Notizie, informazioni, curiosità, reportage, gallerie fotografiche, video, musica…e molto altro!
Una linea editoriale snella, semplice, agile. Tantissime immagini per far vedere e quasi toccare quel che raccontiamo.
Una vetrina ideale per gli oggetti-cult (o Kool se preferisci?!) e per tutto ciò che è trendy.
I prodotti, i servizi, i luoghi, le persone che troverai qui sono stati, sono e saranno status symbol del loro tempo." (Direttore di Kool Riccarda Mandrini) 

Io scrivo nelle rubriche Shopping, Moda ed Eventi.

QUI UN MIO ARTICOLO!

Altra notizia! Nel libro "Cosplay Culture" di Luca Vanzelli sono state pubblicate delle mie foto in cosplay!
La prefazione è di Carlo Branzaglia ed è edito dalla Tunué per la collana "Lapilli".
Il libro nasce dalla specifica esigenza di dare una spiegazione del perché così tante persone sono coinvolte in questa pratica, cercando di colmare il vuoto di chi, non conoscendo la natura di questa attività, si lascia andare a facili generalizzazioni. Questo saggio vuole quindi gettare le basi per una più profonda conoscenza del fenomeno, sia per il pubblico dei non esperti, sia per i cosplayers stessi, che potranno in questo modo veder riconosciute le origini storiche della loro passione, oltre a venire a contatto con una visione socio-antropologica del caso in questione.
Vanzella ha impostato il suo saggio seguendo una vera e propria base socio-metodologica, attraverso l’osservazione diretta nelle fiere e negli eventi dedicati ai cosplayers e interagendo direttamente con loro tramite interviste e ricerche di ogni tipo.
Il libro potete trovarlo in libreria oppure acquistarlo QUI

Vai al mio sito cosplay

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postato da HikarySun alle ore 19:37
martedì, 01 novembre 2005
concorso, le stelle

Un ultimo tocco di mascara e sono pronta. Mi siedo sul mio divano blu aspettando che mi vengano a prendere. La mia mente scivola nei ricordi. Ai miei anni passati proprio su questo divano, in questa casa. La convivenza con una della mie più grandi amiche, vissuta come un intermedio passaggio dall’adolescenza all’età adulta.
Io e lei, inseparabili ed invincibili insieme.

Qualche mese fa, quando tornai a casa dal week-end al mare, lei era lì, proprio su questo divano a leggersi un libro.
Mi avvicinai con un sorriso radioso, gli occhi che brillavano.
          “Ga, mi ha chiesto di sposarlo
Lei mi guardò felicissima a bocca aperta e mi abbracciò all’istante.
Sapevamo tutte e due che questo avrebbe significato la parola fine alla casa di “NaGa”, che le nostre vite, soprattutto la mia, sarebbero cambiate.
Che non avremmo più vissuto insieme. Quando un’era finisce, se ne apre un’altra, diversa, ma non per questo meno bella.
          “Alla fine, la prima a sposarmi sono io…”
I lunghi discorsi che facevamo la sera in camera sua sul nostro futuro, lei coricata sul letto ed io seduta per terra, con la schiena appoggiata al muro ed una inevitabile sigaretta in mano. Come vola il tempo… Ho sempre avuto paura di crescere e tante volte quelle sere avrei voluto che il tempo si fermasse per sempre.
Ma il tempo è andato avanti.

Suona il citofono e torno al presente. Mi guardo ancora una volta allo specchio e sorrido compiaciuta. Per l'occasione ho deciso di indossare un vestito di Versace che mia madre mi regalò tempo fa ed a cui sono particolarmente affezionata. Non portando gioielli (e con la fede farò eccezione) decido di aggiungere come ultimo tocco un fermacapelli di Tarantino. Forse non è il vestito che mi rende così bella oggi. Ma il mio sorriso radioso. “Sto per sposarmi” penso felice. Fino a poco tempo fa pensavo a tutto questo solo come una scocciatura. Sposarsi, avere dei figli, limitare la propria libertà. Mi sentivo soffocare al solo pensiero. Ma poi ho incontrato lui e piano piano tutti i timori sono spariti.

Mentre esco non so cosa mi aspetti. Davanti al portone vedo le mie amiche che spuntano dal tettuccio di una limousine con una bottiglia di Spumante Moscato in mano, il mio preferito.
          “Ma voi siete pazze!!!!!!” Gli urlo felice.
Entro anche io e le mie amiche più care sono lì. Alessandra, Ga, Alice, Cristina e Simonetta.
Persino Simo, dark convinta ormai da anni, per l’occasione non indossa gli anfibi, ma un paio di decoltè, rigorosamente nere.
Voglio immortalare subito il momento ed estraggo dalla mia borsa la mia macchina fotografica digitale. Questa foto rimarrà sulla mia scrivania per tutta la vita.
          “Dove andiamo?” Chiedo eccitata.
          “Su Principessa non fare domande” mi rispondono in coro.
Il viaggio in macchina dura pochissimo e ci fermiamo all’Hotel Executive.
Sono sempre più curiosa di sapere cosa mi aspetti e sono così felice che niente potrebbe intaccare questa forte emozione che sento nel cuore. Sono con le mie amiche, al mio addio al nubilato e tra quattro giorni mi sposerò con l’uomo che amo di più al mondo.
Prima di scendere dall’auto mi bendano. Ma non mi preoccupo.
Capisco che stiamo prendendo un ascensore. Sento una porta che si apre e mi conducono all’interno.
Mi sciolgono la benda e mi ritrovo davanti le altre mie amiche, più naturalmente Francesco ed Andrea.
Siamo nella suite ed i tavolini sono pieni di alcool e salatini.
Iniziano i festeggiamenti. Bottiglie stappate, bicchieri pieni e subito dopo vuoti. Risate e tanta allegria.
Mi piace essere coccolata e sapere che hanno preparato tutto questo per me mi commuove.
Tiro fuori dalla borsa il mio cellulare. Inseparabile compagno. Con lui ho un rapporto di amore/odio. Strumento indispensabile, ma a volte troppo invadente. Mando un messaggio al mio amore e decido di spegnerlo. Questa è la mia serata con i miei amici. Non voglio che niente ci disturbi.
Suonano alla porta. Un elegante cameriere dagli occhi azzurri porta dentro un tavolino.
Riesco a scorgere alcune mie cose, ma non faccio in tempo a curiosare.
Mi fanno sedere in mezzo alla stanza e le luci diventano soffuse. Ecco che scopro che il cameriere è in realtà un ballerino di streap tease.
Il ragazzo inizia a spogliarsi e noto con piacere che i suoi muscoli non sono cosparsi di quell’olio orribile che di solito hanno gli spogliarellisti. La musica si alza e sento intorno a me urletti divertiti.
Mi godo lo spettacolo ammiccando a Francesco per l’ottima scelta. Conosco i miei amici da una vita e so che è tutto opera sua.
Piano piano vengo legata alla sedia. Mi è impossibile qualsiasi movimento. Guardo il ragazzo divertita e gli lancio uno sguardo ammiccante. Lui si avvicina e mi sfiora le labbra con un bacio. Sorrido, dopotutto è la mia ultima serata ufficiale da nubile!
Urla impazzite ed un coro misto di risate e “Brava” si diffondono nella stanza.
Mi avvicinano una caraffa enorme pieno di liquido rosa. Riconosco subito il sapore e l’odore: Cosmopolitan. “Mi vogliono far ubriacare”.
Avendo le mani legate bevo dalla cannuccia.
Alice estrae dalla tasca della mia giacca la mia droga personale: un pacchetto di Marlboro Light e me ne accende una.
Mi slegano e finalmente riesco a scoprire cosa c'era sul tavolino: la mia agenda personale con alcuni numeri di ragazzi che ho conosciuto in passato. Non so come abbiano fatto, ma sono riusciti a metterci un lucchetto. Ma è ancora aperto.
Alessandra mi porge la chiave:
           “Sei pronta a chiuderlo per sempre?”
Senza indugio chiudo il lucchetto e lo porgo ad Andrea:
           “Nel caso qualcuno cambiasse idea” e gli faccio l’occhiolino.

Mi ritrovo a fine serata ubriaca con la testa appoggiata sulla spalla di Gabriella. Torniamo a casa e con noi viene anche Alessandra, la mia testimone di nozze.
Intorno al tavolo della cucina, ci beviamo una tazza di caffè caldo, ripensando alla festa. Ma il mio ultimo pensiero è per il mio futuro marito e mi addormento sorridendo.



Ritorniamo alla vita reale. Il mio ragazzo in questo momento è di là in sala, proprio seduto sul mio famoso divano blu, insieme ad i miei amici.
Ogni tanto fa capolino in camera mia solo per darmi un bacio e sorridermi.
Come ho già scritto in questo blog, con lui vivo una storia stupenda.
Ogni giorno nasce in me un’emozione nuova, per un suo sguardo, per un suo sorriso. Mi intenerisco tutte le volte che dorme con me e nel sonno mi cerca nel letto. Le sue attenzioni mi fanno sentire continuamente amata.
Mi hanno sempre definito un uccello che deve rimanere libero e che non deve essere tenuto in gabbia.
Amo la mia libertà e non vi rinuncerei mai. Sono alla continua ricerca di qualcosa. Sono ambiziosa e questo mi porta ad incamminarmi verso diversi obbiettivi. Ma non sono mai sola, perché al mio fianco c’è sempre lui, che mi sostiene anche solo con uno sguardo.
Perché a volte non servono grandi cose per fare un grande amore.
Non penso troppo al futuro, perchè voglio vivermi giorno per giorno questa storia, mi sposerò non mi sposerò, ora non ha importanza. Ma adesso so che è qui, e mi basta per essere felice.

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